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ULTIMO SALUTO A MINGHILL’

3 Ottobre 2009

Domani,  03 OTTOBRE 2009, alle 17,30 Don Orlando accompagnerà Minghill’ (Domenico Izzi) alla casa del Padre.
Il Castello stasera lo piange e vuole ringraziarlo da queste pagine per l’amore che gli ha riservato tutta la vita;
Minghill’ ero un solitario, un eremita, un pensatore. Il fatto che fosse li, in quella minuscola casa ricostruita dopo la guerra, all’ombra della torre rendeva in qualche modo il tempo impotente ad ogni possibile stravolgimento.

Aveva un caratteraccio d’altri tempi per nulla conciliante: usava quel "voi" arcaico del contadino gentiluomo pieno di fierezza; mai volle essere compensato in nessun modo per le sue premure verso di noi: soltanto una volta, messo alle strette da mio marito che voleva fargli un regalo, dopo molte insistenze disse: "va bene, allora se proprio volete, regalatemi un codice civile". Quelle serate ghiacciate, dinanzi al suo camino dove ardeva sempre un minuscolo ceppo, sono preziose schegge d’un passato raccontato solo in parte, a piccole dosi, e che oggi tace per sempre. Per il castello lotto’ come un crociato, andando perfino in tribunale, lui, che non avrebbe per nessuna ragione al mondo abbandonato la sua quotidiana strada dalla casa alla massaria, e dalla massaria alla casa.
Nel lontano 1990 mi regalo’ molte nottate a a far la strategia poltica: mi spiegava tutti i segreti della tenzone torellese, le sfumature del carattere di ogni elettore, elenco del telefono alla mano, uno per uno; e se il vento primaverile faceva muovere le foglie degli alberi dello spalto, lui abbassava la voce: attenziooone "diceva con quella sua maniera di enfatizzare la "o" per dare più forza alla parola: "quelli là vi spiano!"
Il giorno fatidico dello spoglio, si avvio’ in campagna; non senti’ l’urlo di gioia che si levo’ dalla scuola media dopo l’ultima scheda, e nemmeno le macchine che si avviavano in corteo; io mi avviai con la mia, e tutta la famiglia, alla masseria: ci vide, capi’ e gli vennero le lacrime agli occhi; ma la politica non c’entrava nulla: lui era felice, perchè una "del castello" metteva piede nella casa comunale dopo decenni di ostracismo.
la campagna un tempo era cosi’…abitata da grandi gentiluomini, che la amavano la loro terra e la sua storia. Ce ne sono sempre di meno. Lo vidi piangere il suo cane come si piange un figlio.

Il Cielo voglia che sia lui ad accoglierlo scodinzolando in cielo e che lo faccia finalmente sorridere.

 

Lì 02.10.2009

 

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